La fine del Matto di Brenzio in una cronaca dell’epoca.
Francesco Magnocavallo, patrizio comasco, ci ha lasciato una cronaca delle vicende lariane ed europee del XVI secolo. Tale cronaca è una fonte di prima mano che ci permette, con le dovute precauzioni storiche, di entrare nella Como cinquecentesca e riviverne la sua storia. Qui mi limiterò a riportare un episodio che narra la fine del
Matto di Brenzio.
Nel 1521 Manfredo Pallavicino1 e il Matto di Brenzio2 assaltano Como:
«Memoria sia como a dì 25 di giugno l’hano M.D.XXI. circhi ala meza notte gio[n] si nel Borgho di Porta Salla il segnor Manfredo Pallavicino con il Matto di Brengio, con 800 fantti fra Todeschi e banditti itagliani, quali erano venuti a l’improvista [all’improvviso] di verso trette, et indutti di alcuni di Como havendogli ditto gli harebono [avrebbero] dato la terra e poi sachegiato la parte francesa […]».
Bisogna dire che gli assalitori pensarono di aver vita facile nella conquista, ma l’impresa si rivelò più difficile del previsto, infatti:
«[…]Gratiano di Garra3, alora gubernatore di Como per Francesi, con forzi 30 barche et alquanti di la terra, havendo prima tolto la opinione di la comunità che serebono fideli, salì adonque fora con l’armata […]». Gli assalitori furono colti in contropiede, presi dal panico, si dispersero e si rifugiarono a Griante. Il de Garro li inseguì e li catturò.
Ecco le ultime fasi della vicenda raccontate dal nostro Francesco Mangnocavallo:
«Il Gara, già ritornato in Como, di subito repartite […], li gionsi ivi in diti monti di Menasio; e li i Todeschi, convenendosi [accordandosi], gli dierno Palavicino pregione
con tutto il resto, qual furno, dopo menati a Como, tutti relasati salvo il Palavicino, che fu menato a Milano et ivi smembrato vivo, e Giovani Mato con Dominicho suo fratelo4 squartati in Como sopra la piaza dil Domo con gran spetacolo di Dominicho, qual disi: “Se vedrete miracolo, aiutatime!â€, et questo fu quando la manera li doveva
caschar sopra il collo. Stette atento con l’occhio, e subito si caciò inante [avanti] e la manera li batete sopra le spale incarnanddosi però drento [dentro] con gran ferita;
saltando di subito in piede, rebutando in alto il ciepo con le spale, e così ligato impiedi si vortava faciendo gran difesa con il boisa, quale di un po’ molto contrasto lo scanò
con il cortelo. E così l’ò visti cascare io sopra la baltrescha [palco], e questo fu il fine di quela impresa».
I fatti narrati s’inseriscono in quella fase storica delle “guerre d’Italia” e più
precisamente nella guerra di successione per il Ducato di Milano, tuttavia ciò non significa che essi siano meno importanti. Tali accadimenti sono allo stesso tempo
con altri frutto di una strategia ben precisa da parte di Carlo V di Spagna, imperatore e dei suoi alleati, per indebolire il dominio francese. La presa di Como fallisce principalmente per la troppa sicurezza che il Pallavicino e il Matto avevano riposto nell’aiuto di Antonio Rusca in Como. Ciò non avviene, perché i francesi sono abili a
dissuaderlo e a comprare i Lanzichenecchi, in tal modo gli assalitori si trovano con le spalle al muro, senza via di scampo. La breve epopea lariana del Matto si conclude
tragicamente, anche un soldato esperto come lui si dovette arrendere alla ribellione delle sue truppe mercenarie che come descrive ben il Machiavelli nel capitolo XII de Il
Principe sono inaffidabili e rovina di molti principi.
Le citazioni e le note sono tratte da:
MAGNOCAVALLO FRANCESCO, Memorie antiche di Como 1518-1559, a cura di Elena Riva, Alessandro Dominioni editore, Como 1999.
Erick Beltracchini



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