da Corrierecomo.it
Vent’anni dopo il primo colpo di piccone, ieri il via al completamento del tunnel
Appuntamento al 22 febbraio 2011. Una data da segnare sul calendario. Con il più classico dei circolini rossi. È il giorno in cui la variante di Valsolda dovrebbe finalmente inghiottire le prime auto nel suo gigantesco ventre. Vent’anni dopo il primo colpo di piccone, il tunnel dello scandalo si è rimesso in moto. «Forse è la volta buona», dice sottovoce il sindaco del comune sulle rive del Ceresio comasco, Alberto De Maria.
Ieri mattina, nell’area di cantiere, si è radunata una piccola
folla di amministratori locali, dirigenti Anas, giornalisti e telecamere. Tutti insieme appassionatamente per constatare “de visu†l’inizio delle operazioni di completamento della galleria destinata a cambiare la vita di migliaia di persone. I 3 chilometri probabilmente più costosi della storia dei lavori pubblici – a conti fatti, 120 milioni di euro – attesi per due decenni e fonte di polemiche senza fine.
«Il cantiere è pronto – ha detto Claudio De Lorenzo, direttore compartimentale dell’Anas – Abbiamo gli strumenti per imporre alla ditta appaltatrice tempi e modalità di esecuzione rapida. Ci sono 450 giorni di tempo utili. Poi la strada sarà aperta».
La storia della variante suggerisce molta prudenza, ma il dato di fatto, almeno in questo frangente, è diverso dal passato. L’associazione di imprese che si è aggiudicata la gara per terminare i lavori mette insieme due aziende, una lucana e una campana. Ha preso possesso del cantiere a novembre. E in due mesi e mezzo ha predisposto il piano della sicurezza, avviato le procedure di subappalto, attrezzato l’area. Tutto è pronto. Anche se manca materialmente l’energia. L’Enel, a quattro settimane di distanza dalla richiesta, non ha ancora allacciato l’energia. La galleria è al buio. Ma l’inconveniente dovrebbe essere superato nel giro di una settimana.
Un anno ancora, quindi, e il Ceresio italiano vedrà poi cambiare, dopo tre quarti di secolo, la dorsale di collegamento con la Svizzera. Quando venne aperta la carrozzabile per Lugano al potere c’era ancora Benito Mussolini e le merci viaggiavano sui battelli. In tutti questi anni la strada della Valsolda è rimasta praticamente invariata. Un budello. Che diventa imbuto nel momento in cui la sfortuna decide di mettere l’uno di fronte all’altro due mezzi pesanti.
Lo sanno bene le migliaia di frontalieri che ogni giorno affrontano la Regina per andare a lavorare oltre frontiera. Una mano sul volante e l’altra sul ferro. Per scongiurare l’ingorgo. Giuseppe Salerno, ingegnere Anas responsabile per le nuove costruzioni nel compartimento lombardo, mostra fiducia: «Faremo prima i marciapiedi, quindi la base della carreggiata. Subito dopo il controsoffitto, dentro il quale saranno collocati gli impianti di sicurezza». Contemporaneamente, sarà scavato il camino di aerazione, altro 140 metri e largo 4, e completata la galleria di accesso laterale per i mezzi di soccorso. «È lunga 150 metri – dice Salerno – bisogna bucare la roccia nel tratto finale, più o meno 30 metri».
L’unico problema che preoccupa realmente impresa appaltatrice e dirigenti Anas è la tenuta del versante di roccia sul quale “uscirà †il camino di aerazione. Il progetto prevede infatti la realizzazione del manufatto nelle vicinanze della casa franata oltre un anno fa. Un terreno particolarmente difficile che dovrà essere messo in sicurezza. «La famiglia che abitava in quella casa – dice il sindaco De Maria – è tuttora ospitata nell’ex ospedale Renaldi. Mi servono 100mila euro per mettere a posto tutto ma non so dove trovarli».
Un ispettore Anas controllerà giorno per giorno l’andamento dei lavori. Lo stesso farà anche la Provincia. «Ho chiesto il dettaglio del cronoprogramma – dice Pietro Cinquesanti, assessore ai Lavori pubblici di Villa Saporiti – Dopo vent’anni la ripresa del cantiere ha un significato anche simbolico per i cittadini. Questa volta è necessario che il cantiere proceda e si concluda al più presto».


