
Hanno suonato il campanello all’alba e hanno perquisito da cima a fondo le sedi delle società del noto commercialista Giuseppe Erba e dei figli Andrea e Luca, di Fabio Butti e di Angelo Ortalli, sostando per breve tempo anche da Libero Casarini, socio di Erba, e da Mirko Butti, fratello di Fabio e figlio dell’assessore comunale Bruno Butti. L’intervento, nei giorni scorsi, della guardia di finanza di Varese – una cinquantina di militari – è avvenuto, su mandato della procura della Repubblica di Milano, nell’ambito dell’inchiesta penale a carico di Cristina Gussoni per il fallimento di Porto Letizia. Dietro Morganite, la società che stava realizzando il mega-complesso turistico, c’era Iniziative Varesine, anch’essa fallita, di cui la Gussoni era amministratrice unica. Morganite, i cui debiti ammontano a 56 milioni di euro (in gran parte nei confronti di Unicredit), nel corso del 2009 aveva ceduto 35 appartamenti del complesso a società riconducibili a noti imprenditori locali, ma la vendita non ha convinto il curatore fallimentare, Davide Lambicchi, che già nei mesi scorsi aveva notificato ai nuovi proprietari le revocatorie (la causa verrà discussa in tribunale a Milano il 26 febbraio prossimo). Fabio Butti e Giuseppe Erba (quest’ultimo attraverso la propria società Investimenti Alternativi srl, amministrata dal figlio Andrea), in particolare, nel novembre 2008 hanno costituito la Porto Letizia Gestioni srl, che ha ereditato la gestione dell’intero complesso turistico e ha poi acquistato, per 1,6 milioni di euro (ottenendo un mutuo di 900 mila euro dalla Banca Popolare di Sondrio), undici appartamenti di Porto Letizia dalla Effebi Auto srl dello stesso Fabio Butti, che li aveva pagati 1,1 milioni a Morganite saldando il conto con la cessione di un credito di mezzo milione vantato dalla stessa Effebi e con l’accollo di un mutuo da 600 mila euro.
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