La Cranchi vuole andarsene da Piantedo
da LaprovinciadiSondrio.it
Via dall’Italia e stop al pagamento delle retribuzioni. Perché andare avanti così non è più possibile. E forse è l’unico modo per far capire che la Valtellina non è solo di «poesia, pascoli e pizzoccheri». L’impresa nautica Cranchi di Piantedo (che ora vanta anche un polo all’avanguardia a Rogolo), 300 dipendenti a libro paga (senza contare l’indotto), attraverso una nota inviata oggi dal comitato per l’occupazione e dal consiglio di fabbrica dell’azienda minaccia di chiudere lo stabilimento e trasferirsi all’estero per le notevoli difficoltà sorte nei trasporti delle imbarcazioni dopo il blocco del transito sulla superstrada 36 in conseguenza alla frana caduta a Varenna nei giorni scorsi.
«La grave crisi che ha colpito tutti i settori – si legge – ci ha stremati. Il 75,8% della nostra manodopera è in cassa integrazione dallo scorso settembre. È evidente che Cranchi non può permettersi di non consegnare le già scarse commesse a causa degli impedimenti legati ai lavori sulla superstrada 36».
L’importante realtà produttiva, che dal 1970 ha costruito circa 22 mila imbarcazioni, il 70% circa partite da Piantedo come trasporti eccezionali, avverte le istituzioni che non intende affrontare alcuno tipo di onere aggiuntivo per il trasporto «non avendo sufficienti energie economiche per affrontare l’ennesima battaglia impari con gli enti pubblici». E dopo 40 anni di bilanci in attivo e relativo pagamento delle tasse, è pronta a dire basta se non troverà «quello che un’azienda seria e capace ha tutto il diritto di trovare».





