Ribaltone fallito? La mozione di sfiducia presentata il mese scorso nei confronti del presidente e del direttivo della comunità montana recava in calce diciotto firme (sono 32 i Comuni affiliati), ma parecchie erano di sindaci che non fanno parte dell’assemblea e il documento non è stato ritenuto valido. Ripresentato con gli stessi contenuti, può contare solo su undici firme: quella dell’aspirante nuovo presidente, Mauro Robba, che non è ancora ufficialmente consigliere comunitario, e di Luca Guaresi (Consiglio di Rumo), Fiorenzo Bongiasca (Gravedona), Gianluigi Spreafico (Montemezzo), Pierangelo Leggeri (Domaso), Giuliano Cerrano (Carlazzo), Giuseppe Frascarolo (Germasino), Alberto De Maria (Valsolda), Stefano Rosso (San Nazzaro), Mario Fumagalli (Bene Lario) e Fabio Conti (Plesio). Del potenziale nuovo direttivo proposti dai firmatari della mozione farebbero parte ancora lo stesso Guaresi ed Emanuele Pitto (Menaggio), mentre Valentino Ciuffreda (Grandola) e Fabio Conti (Plesio) sostituirebbero Moreno Bonardi (San Bartolomeo) e Luca Cattaneo (Porlezza). «Undici firme sono il minimo per la presentazione della sfiducia – interviene Robba – ma se qualcuno ritiene che la mozione sia condivisa solo da undici rappresentanti, non gli rimane che intervenire in assemblea: la impressione è che altri due Comuni si siano aggiunti ai diciotto che non condividono l’attuale gestione dell’ente. Ho parecchi dubbi, tra l’altro, sulla non legittimità di alcune firme indicate sulla prima mozione di sfiducia, perché i firmatari sono gli stessi che hanno partecipato e votato il bilancio preventivo nell’ultima seduta dell’assemblea comunitaria». L’atmosfera si infiamma e il consigliere regionale Dario Bianchi, che ha dovuto abbandonare la carica di sindaco di Trezzone per incompatibilità, minaccia addirittura ricorsi: «Se ci sono dei firmatari della mozione che non sono ritenuti legittimati, allora questi ultimi non avevano nemmeno diritto di voto all’ultima assemblea per la votazione del bilancio, alla quale ha partecipato anche il sottoscritto. Come mai il presidente dell’assemblea e il segretario li hanno ammesso a deliberare? Mi rivolgerò a tutte le sedi competenti per sapere se ho presenziato a una seduta che va invalidata». Il presidente in carica, Marco Braga, che aveva già interpretato la mozione di sfiducia in termini di strumentalizzazione politica, si limita a una considerazione: «In questa fase in cui diventa strategica l’attività sovracomunale, per il territorio sarebbe deleterio perdere la compattezza. Non importano i numeri, ma è la divisione di fondo, a mio avviso creata ad arte, che conta, purtroppo in senso negativo».
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